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INIZIATIVE A FAVORE DELLA SICUREZZA STRADALE

Dati che saranno divulgati integralmente ad anno finito. Ma bisogna tener conto anche di altri fattori e iniziative, già in parte in atto, indispensabili per tendere, se non alla “normalizzazione”, per lo meno a un miglioramento sostanziale della circolazione, a una mobilità più ordinata e sicura. Una è quella del miglioramento della rete stradale e della segnaletica interna alle città in cui sia la Provincia che molti centri della Granda si sono impegnati. L’altra è quella dell’azione esemplare e del sostegno a chi vuole cambiare, razionalizzandoli, i modi del muoversi. Un esempio minimo è quello dato dalle “cene in sicurezza” organizzate dall’Automobile Club Cuneo gli anni scorsi (con trasporto e rientro casa in pullman), un altro è quello, purtroppo finito il 19 dicembre scorso, del “Nuvolari Club” che aveva attivato un servizio navetta da Cuneo a Boves, con fermate a Borgo San Dalmazzo e Roccavione invitando i giovani a serate musicali “alternative alla discoteca”, con la possibilità di arrivare sani e salvi al Club e tornare sani e salvi nel proprio letto. Tali iniziative dovrebbero diffondersi ed essere, in qualche modo, sostenute e presentate in occasioni di manifestazioni di massa come è stato fatto, per la Stracôni di quest’anno, con lo stand allestito dall'assessorato provinciale alle Politiche giovanili, sport e pari opportunità sul tema: la sicurezza degli attraversamenti pedonali: "un'opportunità per presentare al grande pubblico il tema della sicurezza stradale e per invitare alla prudenza automobilisti e pedoni", ha affermato l'assessore Simona Rossotto. La cosiddetta "emergenza pedoni" è stata anche il tema della "lettera aperta" che il presidente dell'Automobile Club Cuneo Brunello Olivero ha inviato in ottobre ai sindaci dei maggiori centri della Granda. Ne riportiamo il testo integrale.

LETTERA APERTA AI SIGNORI SINDACI DELLE CITTÀ DI CUNEO, ALBA, BRA, BORGO SAN DALMAZZO, BOVES, FOSSANO, MONDOVI’, SALUZZO, SAVIGLIANO

Abbiamo rilevato, sulla stampa locale dei giorni scorsi, che è di grande attualità l'iniziativa diretta a fissare un nuovo limite di velocità, a 30 km/h in talune strade o intere zone delle nostre città, a salvaguardia dei pedoni.Si tratta di un piano regionale che prevede anche l'erogazione di risorse economiche ai Comuni (3 milioni di Euro) da investire (ci auguriamo tassativamente) in interventi sulla sicurezza. Il fenomeno degli incidenti stradali in cui sono coinvolti dei pedoni è sicuramente grave per cui i motivi e gli intenti sono tutti condivisibili. I dati inerenti il 2006 danno 742 pedoni deceduti sulle strade italiane (escluse le autostrade), 189 dei quali sulle strisce pedonali; sono pedoni il 13% di tutti i morti per incidentalità stradale e ogni giorno sulle nostre strade muoiono in media due pedoni. Il tasso di mortalità dei pedoni, in Italia, è quindi pari a 12,6 deceduti per milione di abitanti, dato secondo solo a quello rilevato in Spagna. Per quanto riguarda la nostra provincia, i dati del rapporto 2008 sulla Sicurezza Stradale parlano di 10 pedoni (in parte sulle strisce pedonali) su 78 deceduti nell’insieme dei sinistri. È quindi doveroso affrontare con serietà ed impegno questo problema di SICUREZZA. La Sicurezza come obiettivo che non solo giustifica ma impone interventi ed investimenti da parte della Pubblica Amministrazione. Ancorché le nostre informazioni, come detto, siano state ricavate soprattutto dalla stampa e quindi probabilmente incomplete e forse inesatte, sottolineiamo, quanto alla riduzione del limite di velocità, che si tratta di materia molto delicata perché quando si interviene con "divieti" "limiti" "sanzioni" ed aggiungerei modalità di applicazione ed esecuzione bisogna fare molta attenzione. Una mobilità a velocità ridotta è certamente una mobilità più sicura, ma deve essere mantenuto un livello di fluidificazione del traffico sufficiente a garantire spostamenti in tempi ragionevolmente brevi sia per le utenze motorizzate che per le altre utenze. Almeno sulla viabilità principale andrebbe pertanto mantenuto il limite dei 50 km/h e si dovrebbero evitare attraversamenti non semaforizzati. Certo, in materia di sicurezza, non si devono mai assumere posizioni aprioristiche e si deve invece ragionare con serietà, avendo sempre in mente il problema di valutare attentamente "costi e ricavi" sociali.Ci saremmo attesi, su un problema di questa valenza, di essere chiamati ad esprimere il nostro punto di vista non solo per l'ampia rappresentanza di utenti che il nostro Ente ha in provincia, ma soprattutto perché l'ACI ed il suo Ufficio Studi si occupano  da sempre dei problemi relativi alla sicurezza.Ciò non è accaduto.Nondimeno sentiamo il dovere di cercare di dare  il nostro contributo ancorché in un certo senso postumo.É ovvio che, in materia, la velocità del veicolo gioca un ruolo importante.Più è alta la velocità del veicolo più diminuisce il tempo a disposizione per l'avvistamento del pedone e più spazio occorre per la frenata.In più appare intuitivo che più è alta la velocità del veicolo e più danni procura l'impatto.L'ovvietà di queste considerazioni non deve però indurci a sottovalutare gli altri aspetti dell'incidente tra veicoli e pedoni, concause necessarie e talvolta sufficienti a giustificare l'evento.Il problema sorge raramente nei passaggi pedonali semaforizzati a veicoli fermi. Abbiamo detto raramente ma non sono pochissimi i casi in cui l'incidente si verifica perché un automobilista o un pedone hanno ignorato il divieto imposto dal rosso.Ma non si può comunque pensare di semaforizzare tutti i passaggi pedonali né pretendere che i veicoli si fermino prima dei passaggi anche in assenza di attraversamento e, comunque, gli attraversamenti semaforizzati dovrebbero essere oggetto di verifica dei tempi assegnati ai pedoni, operando ad esempio l’ottimizzazione dei tempi semaforici, in modo da scoraggiare l’attraversamento con il rosso da parte dei pedoni (tempi di rosso troppo prolungati). Tanto i pedoni che gli automobilisti si muovono per rispondere ad una esigenza di mobilità e, salvo una percentuale modesta (bambini e persone molto anziane), tutti gli altri pedoni sono automobilisti che al momento non sono alla guida; in ogni caso i pedoni che intraprendono gli attraversamenti sono in numero assai minore dei veicoli che devono lasciare loro il passo.Si tratta quindi di conciliare queste esigenze di mobilità salvaguardando al massimo la sicurezza ma non coercendole o vanificandole.Non siamo convinti che la riduzione della velocità da 50 a 30 km/h sia l'elemento determinante, ancorché ricco d'effetto mediatico, per ridurre o possibilmente azzerare gli incidenti tra automobilisti e pedoni, ancorché ne riduca gli effetti.E ciò perché la velocità del veicolo è solo una componente concorsuale del fenomeno che ne ha altre ancora più importanti.E proprio perché pare la soluzione più semplice come quasi sempre accade non lo è.Siamo convinti che il comportamento (ovviamente involontario) che conduce al sinistro sia essenzialmente causato dalla DISATTENZIONE del conducente e/o del pedone (si chiacchiera, si accende una sigaretta, si parla al telefono, si controlla la provenienza di veicoli da un incrocio o su una rotonda) e, in taluni casi, dall'obiettiva difficoltà di avvertire il pericolo (di notte, con la pioggia e la strada che riflette la pubblica illuminazione e le multicolori insegne pubblicitarie, in qualche caso lampeggianti).Ed allora è doveroso oltre che conforme alla Legge, mettere in atto tutte quelle iniziative strutturali idonee ad attivare l'attenzione degli utenti.Ricordiamo una serie di iniziative a carico del gestore della strada previste sia dalle norme sia da sperimentate tecniche di sicurezza già illustrate in occasione dell'ultima conferenza stampa dell'A.C. Cuneo.- Gli attraversamenti pedonali non semaforizzati devono essere collocati in zone non prossime ai punti in cui il conducente deve concentrare l'attenzione altrove (incroci, rotonde, confluenze di altre strade ecc...)- Deve essere assicurata una perfetta visibilità diurna e notturna degli attraversamenti pedonaliQuindi collocazione delle strisce su un leggero dosso utilizzando materiali rifrangenti ed antiscivolo che le evidenzino anche con fondo stradale bagnato.- Segnali di attenzione per il veicolo a mezzo di bande rumorose in prossimità delle zone di attraversamento e a distanza superiore a quella percorsa dal veicolo sommando il tempo di avvistamento e quello per l'eventuale frenata - Garantire ampia visibilità sui lati della carreggiata e soprattutto su quella destra rispetto al senso di marcia del veicolo tale da consentire facilmente al conducente di vedere il pedone che si appresta ad attraversare prima che lo stesso impegni la sede stradale, ed al pedone di poter controllare agevolmente ed in anticipo la provenienza dei veicoli.- Tassativa  esclusione quindi, per tutto lo spazio utile all' avvistamento, di parcheggio e sosta dei veicoli inclusi soprattutto i mezzi di maggior sagoma (autobus, autocarri) ed in genere qualunque ostacolo alla visibilità (pattumiere, siepi di bar ecc...) e si potrebbe continuare visto che la tecnologia offre molti altri strumenti (segnali lampeggianti, segnali acustici ecc...).Certo la prevenzione comporta investimenti e la repressione no, anzi procura ricavi. Ma la prima evita l'evento e la seconda si limita a sanzionarlo e non sempre serve da deterrente.Quelle elencate sono le misure doverose da assumere sul piano strutturale che devono comunque essere accompagnate da una continua ed assidua opera di sensibilizzazione nei soggetti, ovviamente cominciando dai bambini.E torniamo al tema di sempre: una cultura della sicurezza attraverso l'educazione anche dei pedoni, che non devono considerare gli attraversamenti come "zona franca", ma solo come percorsi privilegiati che non li esimono dal porre in essere tutte le cautele inclusa quella di non sfidare l'imprudenza altrui. La recente proposta di introduzione di un’ora di educazione alla Costituzione e alla Cittadinanza nelle scuole (nell’ambito della quale si inserirebbe anche l’educazione stradale), provvedimento da tanto atteso, molto probabilmente consentirà importanti concreti risultati, ma solo nel lungo periodo.Fatte queste premesse torniamo al limite di velocità.Come abbiamo già detto si tratta di un problema delicato.Siamo veramente sicuri che dopo aver realizzato tutti gli interventi sia necessario ridurre sotto i 50 km/h la velocità?Se c'è questa sicurezza, la norma, anche se foriera di altri inconvenienti (intasamenti, code, maggiori emissioni e inevitabili limitazioni alla mobilità) è sacrosanta ma a nostro avviso dovrebbe essere preceduta e non seguita dagli interventi strutturali necessari.Non vorremmo infatti che si ripetesse quanto è accaduto e accade in tema di inquinamento.Fermare la circolazione dei veicoli e non affrontare i veri problemi ecologici.L'abbiamo già detto più volte: la misura ha l'unica utilità di sensibilizzare la gente al problema ma di fatto non produce i proclamati vantaggi.Nelle Conferenze del Traffico che annualmente l’ACI svolge, e non solo, ci impegnamo da tempo su questi temi perché, come abbiamo detto, la tematica dei divieti in genere e dei divieti nel campo della circolazione e della mobilità è materia estremamente delicata soprattutto perché investe la sfera delle libertà.Sappiamo che l'automobile, in questo ciclo storico, adempie all'ingrato ruolo di supplire alle carenze di servizi collettivi inefficienti, di una mancata realizzazione di aree di sosta, di parcheggi di scambio, di progettualità nelle nuove urbanizzazioni che risponda anche alle esigenze di mobilità e sicurezza.Oggi l'uso dell'automobile non è una libera scelta ma una perentoria necessità.É doveroso dire che in Provincia non è certo mancato l'impegno delle Amministrazioni in questo senso, ma il problema ancorché attenuato rimane.La giornata nell'attuale società è lunga, piena di impegni che comportano la necessità di muoversi in tempi ragionevoli. E poi nell'intera giornata, in 24 ore, le situazioni nelle strade cambiano come cambiano gli utenti e le loro esigenze.Aggiungiamo che proprio per questa differenza, una misura unificata che prescinde dalle consistenti variazioni dei tradizionali flussi di traffico (automobili come pedoni) ci pare insensata.I flussi e quindi i problemi dei flussi ordinari e quotidiani non sono comparabili ad esempio nel corso della giornata e nel corso della notte.Persino i semafori oltre una certa ora sono disattivati e lampeggiano.In ogni caso quindi andranno previste fasce orarie così come per altre limitazioni.Insistiamo poi, visto che pare ormai tutto deciso, di iniziare con "zone pilota" in "punti neri" in cui siano state realizzate tutte le altre misure di salvaguardia prima di eventualmente estendere il divieto dopo una attenta disamina dei risultati.Grati per l'attenzione ed a disposizione come sempre, porgiamo i migliori saluti.

 Brunello Olivero